lunedì 9 novembre 2015

I RACCONTI DELLA NURAGHELOGIA

I racconti della Nuragheologia

Incontro con Raimondo De Muro

Pastore con gregge in Sardegna
Pastore con gregge in Sardegna
La Sardegna è un’isola nota per la bellezza della costa e dei mari, un posto preso d’assalto da orde di vacanzieri che, nelle calde estati, affollano ogni spiaggia a disposizione. Ma l’Isola è anche quel luogo misterioso che affonda le sue radici nella preistoria, una terra magica che affascina e cattura visitatori curiosi, disposti a inoltrarsi negli altopiani desertici che l’attraversano.
Un viaggiatore dell’altro secolo, David Herbert Lawrence, la dipinge poeticamente così: “La Sardegna è un'altra cosa: più ampia, molto più consueta, nient'affatto irregolare, ma che svanisce in lontananza. Creste di colline come brughiera, irrilevanti, che si vanno perdendo, forse, verso un gruppetto di cime... Incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa”.
La Sardegna è di certo tutto questo, ma è anche molto altro. Se si vuole realmente conoscere questa terra – cosa difficile anche per chi ci è nato – la si deve guardare dal di dentro, dagli occhi di quell’anima collettiva che la pervade e che ne guida ogni sospiro. La si deve osservare negli sguardi magnetici delle donne che, come schegge d’ossidiana, trafiggono i passanti narrando di un potere mai estinto, oppure dalle rughe che solcano i volti degli anziani che, seduti sulle sedie e sugli scalini del paese, raccontano i saperi di un’antica civiltà, o ancora dai guizzi selvaggi dei ragazzini che saltano i muretti in pietra delle Tanche mentre in lontananza ragliano gli asinelli.
Tutto sembra pace e serenità negli assolati altopiani, nei muti silenzi delle sugherete, nel cuore taciturno delle pietre. Eppure nelle forme dei graniti scolpite dai venti, nei tronchi flessuosi del ginepro e del lentisco, si nasconde il segreto di un popolo che emerge silenzioso urlando la sua verità contro il vento. In quest’ambiente difficile e talvolta ostile, dove il belato negli ovili svela la forza della cultura pastorale, sembra di vedere aggirarsi l’anima appassionata di Raimondo De Muro, un uomo dell’altro secolo, nato nel 1916 a Siurgus Donigala, un paesino della Trexenta di poco più di duemila anime. Era un ingegnere, trapiantato a Cagliari nel 1986, un nobile appartenente alla famiglia dei Donus, che ha dedicato ogni sua energia alla conoscenza delle tradizioni del suo paesino e della Sardegna stessa. Ha viaggiato in lungo e in largo, quando quei territori erano ancora vergini al turismo di massa, ricercando, nei racconti orali degli ultimi vecchi babbais mannus e vecchie mammais mannas rimasti, l’essenza profonda della Nuraxìa. I segreti e i riti del popolo sardo sono stati raccolti nell’arco di trent’anni e sono stati rivelati in un’opera monumentale in 6 volumi I racconti della Nuraghelogia (Is contos de sa Nuraxìa). L’opera completa consta di cinque romanzi, più un sesto libro che è una sorta di compendio di quelle che De Muro definisce “le norme di vita della Nuraghelogia”.
Cosa sia la Nuraghelogia non è facile da comprendere, si tratta, per usare le parole dello stesso De Muro, di una “sorta di 'organizzazione comunitaria', diffusa soprattutto nel mondo agro-pastorale, con proprie leggi e norme di condotta; un ordinamento sociale che, correndo parallelo alle vicende storiche 'ufficiali' dell’isola, affonda le sue radici nei millenni, risalendo fino all’epoca nuragica”. Quest’opera è pressoché introvabile, io ho avuto la fortuna di scovarla tra i libri di mio padre, anche lui donigalese. Per tanto tempo l’ho scrutata nella libreria soppesando se valesse la pena di sobbarcarmi quella recherche du temps perdu alla sarda. E così sono passati anni prima che la guaritrice Roberta Medda me ne svelasse l’importanza. Allora mi ci sono appassionatamente immersa.
Si tratta di una serie di lunghi racconti avvincenti anche nella narrazione delle storie, negli intrighi, nella particolarità dei personaggi che le interpretano, ma che hanno come vera protagonista dell’opera la saggezza dellaNuraxìa. Essa è la matrice da cui si genera ogni storia, è il filo conduttore di tutti i volumi, è quella sapienza ancestrale che De Muro vuole mettere in luce perché egli stesso desidera conoscerla. Dalla sua opera emerge che il mondo degli antichi sardi diede luogo a una civiltà pacifica e “illuminata”, basata sulla comunicazione tra gli esseri tutti e l’energia del cosmo. I nuragici erano fermamente convinti che tutti gli esseri – alberi, pietre, luoghi, animali, stelle, pianeti – fossero espressione di una coscienza, capaci quindi di comunicare tra loro, attraverso una percezione della realtà, la trance, che consentiva di accedere a quella dimensione della coscienza fuori del tempo in cui il tempo non esiste e tutti i tempi coesistono simultaneamente, tipica delle culture primitive e dello sciamanesimo.
Tra i nuragici lo stato di trance era, del resto, esperienza comune indicata con il termine “galazzoni”. I nuraghi, le tombe dei giganti, le domus de janas, i sedili scolpiti nella pietra, i menhir, gli altari di pietra, erano tutti luoghi dove ci si sdraiava con il corpo nudo a contatto con la pietra levigata per imbarcarsi nei viaggi astrali, erano dei “portali” che agevolavano la comunicazione e lo scambio con esseri di altre dimensioni e di altri sistemi stellari. I nuraghi in particolare erano delle grandi antenne in grado di favorire questo scambio finché, come raccontano i grandi padri della Sardegna, un corpo celeste centrò la terra e questa si incurvò dalla parte orientale. Perciò le antenne dei nuraghi persero per sempre la loro finalità di comunicazione con gli abitanti degli altri mondi. Racconta, infatti, De Muro di questa potenzialità: “Se vuoi avere le orecchie accese, mettiti in testa il casco con le orecchie riceventi, come facevano gli antichi, quando andavano al nuraghe per ascoltare le voci dei pianeti. Narra la storia antica che il casco con le antenne (fatto di sottili fili di rame e pelle di daino), come la protuberanza carnosa (fatta di sensibili organi riceventi) che ha la forma di un vomere, degli uomini blu sono stati ricordati con le statue di bronzo nascoste in luogo sicuro e che gli stranieri hanno interpretato per un elmo cornuto e un copricapo di ferro”.
Che sia realtà o leggenda, non importa, il mito degli uomini blu è sopravvissuto ed è arrivato fino a noi attraverso lo studioso di Donigala. Del resto la Nuraghelogia non è nemmeno oggi del tutto estinta, ma pullulano nell’isola infinite realtà che la richiamano. È diffusa l’idea che i siti megalitici della Sardegna siano “esseri vivi e coscienti (a loro modo) e non invece semplicemente delle pietre ‘morte’, delle rovine, per quanto maestose e suggestive”.
Come sostiene lo studioso Mauro Aresu, si possono “sentire questi luoghi come vivi, parlanti. Non solo i nuraghi ma anche gli alberi, gli animali, le pietre, la terra, il cielo, il vento. Ognuno di questi esseri è diverso dall'altro. Ognuno ha il suo carattere e le sue qualità. Ognuno è ansioso di porgere i suoi doni a chiunque sia disposto a riconoscerli e accettarli. Mettendosi in ascolto, con rispetto e umiltà, gradualmente la comunicazione diventa possibile e si entra in un mondo sconcertante e magico che ha molto da insegnare all'uomo di oggi. Che può aiutarlo a recuperare il benessere e l'armonia da tempo perduti”.
Questo tipo di ascolto non è ignoto agli artisti ed è il cavallo di battaglia degli artigiani del mondo della fiaba, della favola, della leggenda e del mito che mi capita spesso di frequentare. Se un affabulatore non avesse la capacità di guardare oggetti, anime e forme con gli occhi di un bambino, la fantasia sarebbe morta e l’immaginazione non tesserebbe più nuovi profili. Nella monumentale opera di De Muro emerge un’anima pronta a leggere ogni stimolo, ad ascoltare ogni palpito della vita, ad animare ogni pietra per scoprirne e svelarne il mistero. La lettura dei volumi è trascinante, gli intrecci tengono con il fiato sospeso, la complessità dei personaggi con tutte le sfumature di bene e di male che non vengono mai usate per giudicare, rendono l’opera piacevole e interessante. Lo scrittore è aperto verso una tesi e anche verso la sua antitesi, i suoi personaggi li ama sia che siano santi sia che siano assassini e le opinioni dei contadini o dei loro padroni sono contemplate da molteplici punti di vista. Ci sono dei passi poetici tra le pagine di questi libri sulla figura del pastore:
“La vita del pastore sardo è marcata dalla violenza: il vento, la pioggia, il caldo, la siccità, la volpe, l’astore, il compagno abigeatario, la Tanca con le sue muricce, il fisco del Re, dalla fine delle comunelle agro-pastorali dell’epoca nuragica, all’ager Dominus, alla legge delle chiudende, alla abolizione degli ademprivi; non ha mai avuto un attimo di tregua. Egli è vissuto per secoli, dal dominio Romano ad oggi, come una sentinella vigile, di giorno e di notte. Ogni fruscio dietro un cespuglio, di notte, poteva essere un nemico delle sue pecore, magari la volpe o peggio un ladro...”.
Sulla sensibilità necessaria per fare questo mestiere:
“Di questa natura conosce tutto: i movimenti delle stelle, della luna, del sole, delle nubi, del vento, del gelo, della siccità. Egli prevede ogni cosa in anticipo…”.
E sul carattere indomito, indipendente e poco materno della capra:
“La capra è una guerrigliera: pascolando, salta da un ramo all’altro, da un picco di roccia ad un altro, da un cespuglio di rovi ad un altro, per cui nessuna gamba di capretto potrebbe mai seguirla in quel vagabondare spericolato”.
Vi troviamo anche dei passi significativi sulla solitudine che incombe sull’uomo:
“L’universo creato è una immaginazione di quello che lo ha creato, per questo l’uomo e tutte le cose create non sono altro che dei riflessi dello specchio che sta su. Quando vive sulla terra l’uomo è solo, tutto ciò che è fuori di lui sono faccende dello specchio che ci riflette e ci inganna su quello che rivediamo o crediamo di rivedere”.
Oppure troviamo la memoria di riti ormai dimenticati come quando il Donnikellu chiede a Nonnu Mannu:
“Mi racconti della festa dei celibi, è vero che la gioventù andava, uomini e donne insieme, al ruscello e lì si spogliavano nudi per farsi il bagno e poi facevano il ballo tondo, avendo in mezzo il suonatore di canne, lo stendardo di pane giallo e il toro?”.
E Nonnu Mannu risponde:
“Era la festa più bella della Nuraghelogia con una moralità di gente pura, se non fosse di quel bastardo di cristianesimo che ha degradato il sesso ad atto impuro, oggi sarebbe una festa da prendere per esempio. La Nuraghelogia teneva nel massimo conto il rispetto dei bisogni sessuali e perciò insegnava a usare, sin da piccoli, lo strumento che la natura ha dato all’uomo e alla donna. Non c’era nulla di male ad abituare i giovani a conoscersi e a prendere godimento negli atti sessuali leciti, fatti con serietà”.
De Muro tratta ogni argomento con profondità e trasporto trascinando il lettore nelle convinzioni dei suoi personaggi o della sua protagonista principale: la Nuraxìa. I nomi dei nuraghi, la grafia, i petroglifi, la lingua degli antichi nuragici, le conversazioni in sardo (tradotte anche in italiano), la citazione dei pianeti e delle costellazioni, le norme di comportamento della Nuraxìa, i brebus, i diccius, i racconti popolari, rendono l’idea della completezza dell’ambientazione e dello studio che deve aver pervaso la vita del nostro ingegnere-scrittore.
Suggerisco la lettura dell’opera a ogni ricercatore di saggezza, ai curiosi dei viaggi della vita, ma anche all’uomo della strada che se non volesse “sciropparsi” tutti e sei i volumi, potrebbe ritrovare un’infinità di emozioni anche solo nella lettura del primo volume. La storia di Savina e Antoni Luca, di Antoni Maria e di Arremundicca, di Efisio Pes e suo figlio Nicola, della saggezza di Nonnu Mannu, della fine della Tanca de Domu, l’ultima azienda comunitaria dell’ademprivio, sono sufficienti a regalare un’immagine della Sardegna e della cultura sarda che rimane impressa nella mente molto più a lungo delle sue pur splendide spiagge. Non sarebbe così peregrina l’idea di fare di questo primo libro un film che abbia come location le belle Tanche di Fumìa, Bangiòlu, Perdaliana e Siurgus Donigala e, per rimanere “in casa”, avere Gianfranco Cabiddu alla regia e come colonna sonora le musiche di Paolo Fresu.
E… per raccontare quei muti silenzi … fiato alle trombe, Paolo!

giovedì 5 novembre 2015

L’ISOLA CHE C’E’ 2015 – SARDEGNA INCONTRA ROMA: CON “GIA COMUNICAZIONE” E L’ASSOCIAZIONE DEI SARDI “IL GREMIO”, UNA RASSEGNA DI SUCCESSO AL MERCATINO

nella foto con Giorgio Ariu e Antonio Maria Masia, il Coro "Gabriel" di Tempio
di Patrizia Boi
La 34° edizione de “L’ISOLA CHE c’è”, organizzata in via continuativa a Roma a partire dal 2009 da GIA Comunicazione di Cagliari e Il GREMIO dei Sardi di Roma, ha visto lo svolgimento di un programma interessante e ricco nelle giornate del 16 -17 e 18 Ottobre nell’accogliente Mercatino di Conca D’Oro a Roma.
L’inaugurazione da parte di Antonio Maria Masia e di Giorgio Ariu si è svolta alla presenza del Consigliere del Comune di RomaGEMMA AZUNI e del Presidente del 3° Municipio PAOLO EMILIO MARCHIONNE con un brindisi augurale fatto con le Terre Brune della Cantina di Santadi.
La Cantina di Santadi è ubicata nel Sulcis a pochi chilometri dalle straordinarie spiagge e dune bianche di Porto Pino: nata nel 1960, punta sul Carignano, senza tuttavia trascurare i vitigni a bacca bianca tradizionali della Sardegna, quali Vermentino, Nuragus e Nasco. Oscar del Vino 2015 come migliore azienda vinicola assegnato per Terre Brune 2010 da Bibenda, Fondazione Italiana Sommelier, Centro Internazionale per la Cultura del Vino e dell’Olio con il Riconoscimento Giuridico della Repubblica Italiana.
La prima giornata della manifestazione è stata per l’intero pomeriggio dedicata al PREMIO “L’Isola che c’è 2015”, che viene conferito ogni anno a personalità che nel campo artistico e professionale hanno dato visibilità e lustro alla Sardegna.  
Sono stati premiati gli attori ILARIA ONORATO, LUCA MARTELLA, ALEX PASCOLI, DANIELE MONACHELLA e STEFANIA  MASALA, la  giornalista STEFANIA PINNA, lo scrittore compositore IGNAZIO PEPICELLI, il direttore del CORO Gavino Gabriel di Tempio  GIUSEPPE SOTGIU, il cantante GIAMMY SAX, la disegnatrice  MALGARI ONNIS PORRINO, lo scienziato GAETANO RANIERI, STEFANO LAVRA per il marketing turistico, PIETRO CATZOLA master chef.
Ogni premiato, presentato e intervistato o da Giorgio Ariu o da Antonio Maria Masia, ha raccontato qualcosa di se stesso e della propria carriera ed in alcuni casi c’è stata una piccola performance teatrale o di recitazione.
Pietro Catzola di Triei, da oltre 26 anni Chef del Presidente della Repubblica, ha raccontato con garbo e simpatia come è pervenuto alla cucina presidenziale; la maddalenina Ilaria Onorato ha ricordato le sue precedenti esibizioni al Gremio recitando “Passavamo sulla terra leggeri” di Sergio Atzeni ed un suo coinvolgente pezzo su Maria Carta; il romagnolo Alex Pascoli, pronipote del grande poeta Giovanni Pascoli, ha sottolineato il suo trasporto per i Sardi e raccontato le sue recenti esibizioni al cinema con la regia di Valeria Golino; l’ozierese Daniele Monachella ha ricordato lo spettacolo teatrale che porta in scena con successo “Un Anno sull’altopiano” tratto dall’omonimo romanzo di Emilio Lussu.
Ancora la macomerese Stefania Pinna, apprezzata giornalista di Sky, ha ripercorso la sua brillante carriera; Ignazio Pepicelli di Sant’Antioco ha recitato una sua coinvolgente composizione poetica; il tenore Giuseppe Sotgiu ha ricordato, quale depositario della documentazione Gabriel, di  come il  famoso musicista e cantore Gavino Gabriel di Tempio, fondatore della Discoteca di Stato,  fosse legatissimo al Gremio.
«Con Malgari Onnis Porrino disegnatrice e Stefania Porrino regista, moglie e figlia del grande musicista e compositore viene ricordato Ennio Porrino, uno dei cofondatori del Gremio», ci tiene a precisare Antonio  Maria Masia.
Con il prof. Gaetano Ranieri, accompagnato dall’archeologo Raimondo Zucca  di Cagliari, si è anticipato il tema sui Giganti dei “Mont’e Prama” e di come le sue tecniche di rilevazione georadar  consentano l’individuazione sicura dei siti dei giacimenti archeologici.
Il calasettano Gian Marco Caboni, in arte Giammy Sax,  ci ha raccontato di quanto impegno e sacrificio sia fatto il suo attuale successo di cantautore partito veramente dalla gavetta; Stefano Lavra, assessore alla cultura e turismo di Dorgali, è l’espressione concreta ed efficace di come un amministratore pubblico possa, se adeguatamente preparato ed appassionato, fare da divulgatore delle bellezze naturali ed economiche del suo paese.
È stata poi la volta della giovane attrice Stefania Masala di Sassari, una carriera nata dall’incontro casuale con il grandeGiorgio Albertazzi, con il quale ha portato in scena Il Mercante di Venezia dove ha interpretato il ruolo di Porzia con il Maestro nei panni del malvagio Shylok, l’usuraio al centro della travagliata storia d’amore tra la protagonista e Bassanio. E il grande Maestro del teatro italiano, per la fortuna ed il piacere degli organizzatori e degli spettatori, si è materializzato nello stand accoglienza  accompagnando la sua splendida allieva, e riservando, a sorpresa  sul finale,  un saggio del suo indiscutibile genio.
Ma prima di Albertazzi vogliamo dedicare il giusto spazio all‘ultimo dei premiati: l’attore romano Luca Martella. Su richiesta del Presidente Masia, ha offerto un saggio delle sue coinvolgenti abilità interpretando un monologo del grande Giorgio Gaber:L’Equazione. Il pezzo è tratto dal suo spettacolo “Storie del Signor G … 10 anni dopo. E pensare che c’era il Pensiero” rappresentato al Teatro Italia nel maggio del 2014 (esaurito per l’occasione con i suoi circa 1000 posti), organizzato dal Gremio con la Fasi e i Circoli di Ciampino e di Ostia per raccogliere fondi di solidarietà in favore dei sardi colpiti dal ciclone Cleopatra nel novembre del 2013.   
Ed eccoci alla sorpresa finale: il grandissimo Giorgio Albertazzi, 92 anni, che aveva interloquito spesso con i premiati e i presentatori, si è spostato sul palco e si è esibito nella recitazione di alcuni passi del suo cavallo di battaglia, “Le Memorie di Adriano” (in cui partecipa con una parte importante anche Stefania Masala), e nella interpretazione di qualche passo del Canto su Paolo e Francesca e dell’intero canto di Ulisse,  suscitando scrosci d’applausi da parte di un pubblico tutto in piedi. Al Maestro, emozionato e contento, il coro Gabriel  ha dedicato, circondandolo dopo la sua esibizione, una stupenda canzone del repertorio tradizionale tempiese.
Subito dopo è stata la volta del cantante  di Sassari ENZO MUGONI, noto da circa 25 anni come “il Piccolo Celentano”, che si è esibito in un divertente concerto interpretando brani di Benito Urgu, del  famoso “molleggiato” e altri ormai facenti parti del suo ricco repertorio. 
Ospiti per le tre giornate della Rassegna sono stati BENITO URGU  e il CORO Gavino Gabriel di Tempio che hanno in più occasioni intrattenuto i presenti.
Naturalmente “L’ISOLA CHE c’è” è un incontro che mira non solo a pubblicizzare i talenti ma anche  i prodotti della Sardegna.  Ed infatti la manifestazione si è svolta con la partecipazione degli operatori commerciali e artigianali sardi a mostrare, far conoscere, far gustare, e vendere i prodotti di eccellenza dell’Isola: vini, formaggi, dolci, pane carasau, coccoi, articoli di raffinato artigianato, rappresentazioni, attraverso ottimi documentari, degli spettacolari scenari dell’Isola.
L’Isola di Sardegna è un luogo che c’è, non è l’ipotetico non luogo in cui si possono immaginare le straordinarie avventure di ogni Peter Pan, ma è il luogo dei centenari, del cibo che dona longevità e salute. È noto che alcune comunità dell’Isola sono state studiate per comprendere quali fattori contribuiscano a rendere longeva la popolazione sarda e la mattina del sabato 17 ottobre l’argomento è stato sviscerato con competenza e coinvolgimento attraverso l’intervento “CIBO e CENTENARI” daROBERTO PILI Presidente della Comunità Mondiale Longevità.
Nel Pomeriggio si è parlato a lungo con partecipato interesse e fin nei dettagli de “I GIGANTI di MONT’E PRAMA” con lo scienziato GAETANO RANIERI,  e di “INSULARITA’ e AUTONOMIA” con CRISTIANO ERRIU, MASSIMO CERVELLINI,  GIULIO STERI.
Nella serata, infine, c’è stato, il Concerto di  GIAMMY SAX che ha coinvolto il pubblico con entusiasmo e applausi.
La Domenica, nel pomeriggio, è stato presentato il libro “LE COLONNE D’ERCOLE e ATLANTIKA di e con SERGIO FRAU, con l’esposizione di una parte della sua Mostra “S’Unda Manna” tenuta a Sardara con grande interesse di pubblico e scientifico. A sorpresa, l’attrice Ilaria Onorato, su richiesta del presidente del Gremio, ha effettuato una straordinaria e appassionata lettura di un passo importane e poetico dell’opera. Il noto giornalista, cofondatore del giornale  Repubblica, aiutandosi con la proiezione di bellissime foto, ha illustrato le sue suggestive e verosimili tesi sulla corretta iniziale posizione delle colonne d’Ercole e sull’ipotesi tsunami che nell’anno 1175 A.C. avrebbe travolto la piana del Campidano e tutta quella ricchissima presenza nuragica del sito: una vera Pompei del mare, la definisce. Della presenza e conferenza e mostra di Sergio Frau ha parlato diffusamente l’archeologa Maria Milvia Morciano presente all’iniziativa.  
Una considerazione a parte, per concludere le nostre note sulla Rassegna,  merita senz’altro la partecipazione continua nelle tre giornate del grande oristanese, amato e seguitissimo in Sardegna e non solo, l’attore, cantautore, il comico isolano per antonomasia,  Benito Urgu che si è esibito con battute, monologhi, poesie e alcune canzoni (chi non ricorda le mitiche “Whisky birra e jonny cola” e “Gambale e twist”?) coinvolgendo l’entusiasmo ed il gradimento di tutti i presenti sardi e non, amici, visitatori ed espositori. Lui stesso, stavolta, si è presentato anche per proporre e pubblicizzare un nuovissimo collaudato, prodotto medicinale contro la psoriasi, la cui documentazione “PScure” era disponibile in un apposito stand all’interno del grande padiglione centrale (dove tutti gli eccellenti prodotti presenti sono stati apprezzati dagli avventori).  
La manifestazione si è conclusa con l’ennesimo  brindisi, offerto dalla Cantina di Santadi e dagli amici di Dorgali, con  l’augurio finale di Giorgio e Antonio Maria:  
«A nos bidere, a si biri  a s’annu chi ‘enit» (arrivederci all’anno che viene) all’Isola che c’è 2016 – Sardegna incontra Roma.
nella foto da sinistra: Antonio Maria Masia, Ilaria Onorato e Giorgio Ariu
nella foto da sinistra: Giorgio Ariu, Stefania Masala e Antonio Maria Masia


One Response to “L’ISOLA CHE C’E’ 2015 – SARDEGNA INCONTRA ROMA: CON “GIA COMUNICAZIONE” E L’ASSOCIAZIONE DEI SARDI “IL GREMIO”, UNA RASSEGNA DI SUCCESSO AL MERCATINO CONCA D’ORO”

  1.   giammy sax Says:
    e’ stato senza dubbio uu evento unicoooo!!

Lascia un commento

 
 
 
Codice di sicurezza:

giovedì 29 ottobre 2015

“L'ISOLA Che c’è 2015 – Sardegna incontra Roma”

“L'ISOLA Che c’è 2015 – Sardegna incontra Roma”


34° edizione organizzata da GIA Comunicazione, Cagliari e Il GREMIO dei Sardi di Roma
16 -17 e 18 Ottobre
Al Mercatino di Conca D’Oro - Via Conca D’oro 143/145 (angolo Viale delle Valli)  Roma


Ospiti per le tre giornate della Rassegna: BENITO URGU e il CORO Gavino Gabriel di Tempio. 
In permanenza degustazione e shopping dei prodotti sardi a prezzi esclusivi


Venerdì 16 Ottobre

Ore 10,30:  Apertura - Inaugurazione alla presenza dei Consiglieri del Comune di Roma GEMMA AZUNI e MICHELA DI BIASE e del Presidente del 3° Municipio PAOLO EMILIO MARCHIONNE.
Brindisi augurale con i vini Terre Brune della Cantina di Santadi.
Presentazione del libro di Antonio Maria Masia sulla storia del Gremio di recente pubblicazione.
Ore 16: PREMIO “L’Isola che c’è Isola 2015” a: STEFANIA MASALA attrice, ALEX PASCOLI attore, DANIELE MONACHELLA attore, IGNAZIO PEPICELLI scrittore, compositore, TITO STAGNO giornalista, ANDREA COCO giornalista, STEFANIA PINNA giornalista, GIUSEPPE SOTGIU direttore del CORO Gavino Gabriel, STEFANO LAVRA marketing turistico, GIAMMY SAX cantante, MALGARI ONNIS PORRINO disegnatrice, LUCA MARTELLA attore, ILARIA ONORATO attrice, GAETANO RANIERI scienziato, PIETRO CATZOLA master chef.
Brindisi con i vini Terre Brune della Cantina di Santadi.

Ore 19,30: Concerto di ENZO MUGONI, cantautore  sardo, chiamato “il Piccolo Celentano” che da oltre 25 anni si esibisce con successo, ha cantato con Gianni Morandi, Bobby Solo, Toto Cotugno …

Sabato 17 Ottobre

Ore 11,30: CIBO e CENTENARI con ROBERTO PILI Presidente Comunità Mondiale Longevità.
Brindisi con i vini Terre Brune della Cantina di Santadi.

Ore 16: I GIGANTI di MONT’E PRAMA con lo scienziato GAETANO RANIERI.
Ore 18: INSULARITA’ e AUTONOMIA con LUCIANO URAS, CRISTIANO ERRIU, ANGELO CARTA, GIULIO STERI.
Ore 20: GIAMMY SAX in Concerto, ovvero Marco Caboni di Calasetta, affermatosi a Roma come cantautore di successo.

Domenica 18 Ottobre
Ore 11: Il TRENINO VERDE con GIOVANNI CARIA Presidente ARST.
Ore 16,30:  LE COLONNE D’ERCOLE e ATLANTIKA di e con SERGIO FRAU. Esposizione di una parte della sua Mostra “S’Unda Manna” tenuta a Sardara con grande interesse di pubblico e scientifico.
A seguire a TU x TU con BENITO URGU.
Ore 18,30: Brindisi alla manifestazione con i vini Terre Brune della Cantina di Santadi.
 

LUCA MARTELLA E GIORGIO ALBERTAZZI DOPO LA PREMIAZIONE

 Luca



 ALBERTAZZI, MARTELLA E ALEX PASCOLI


 LUCA MARTELLA E IVAN MELONI


 LUCA MARTELLA CON L'ATTRICE SARDA ILARIA ONORATO E IL PRESIDENTE DEL GREMIO ANTONIO MARIA MASIA



 LUCA MARTELLA CON BENITO URGU